Definizione di KPI, Key Performance Indicators

Indicatori di prestazione chiave

Definizione di KPI

In un marketing sempre più web e social, l’intrusione di termini di matrice anglofona è ancora più asfissiante e ciò comporta altrettanto spesso la deturpazione semantica di molti di questi termini. Usare un neologismo di fronte a un interlocutore “impreparato”, è ormai prassi quotidiana, tanto, si sa… non capirebbe comunque.
Sbagliato! Ogni termine è traducibile e anzi deve essere tradotto proprio per imporre in primis un uso dello stesso, logico e ponderato. Parliamo quindi in modo semplice, avendo l’assoluta certezza di avere l’attenzione del nostro interlocutore, poiché se questo è il cliente, sarà suo e nostro beneficio mettersi a una scrivania, carta e penna, per trovare la dimensione migliore per ottenere un potenziale profitto da quelle parole magiche, ma incomprensibili.

Parliamo quindi dei KPI, acronimo di Key Performance Indicators. In italiano “indicatori di prestazione chiave”. Sono in pratica l’essenza di una campagna di web marketing e questo li rende ancor più inefficaci se non si riesce a capire quale sia il loro reale scopo.
In pratica con questo termine si identificano quelle azioni il cui conteggio – più di altri – determina il successo di un obiettivo. È proprio la definizione di obiettivo, che dà vita ai KPI e dalla logica comunione tra obiettivo e tipologia di sito / azienda / settore, che i KPI si mostrano diversi e innegabilmente non ingabbiabili. Ogni azienda potrebbe avere i suoi obiettivi e dagli stessi potrebbe avere indicatori di prestazione diversi.

Capiamo il significato e funzionamento dei KPI da due esempi.

L’azienda A desidera ottenere più iscrizioni a una newsletter. L’obiettivo è quindi ricevere iscrizioni. Il numero di iscrizioni diretto è l’obiettivo, il KPI quindi non è il raggiungimento di tale obiettivo, ma è l’analisi delle metriche che portano a questo obiettivo. Un esempio? L’inizio della compilazione della form. Più persone saranno facilitate nella compilazione del modulo, più iscrizioni alla newsletter avremo!

E ancora… via col secondo esempio.

L’azienda B desidera vendere più prodotti. L’obiettivo è quindi aumentare le vendite e cioè far completare il processo di acquisto al maggior numero di persone. Si genera quindi un imbuto
(funnel) costituito dai vari passaggi di acquisto. In un percorso di acquisto in tre step, i KPI potrebbero essere le perdite percentuali tra lo step 1 e lo step 2 e dallo step 2 allo step 3. Più mi focalizzo sul perché perdo dati (indicatore chiave), più l’imbuto avrà dati di inizio e fine vicini tra loro.

Nelle logiche di produttività cosa accomuna l’azienda A con l’azienda B?
Il numero di potenziali clienti che accedono al sito. Un KPI comune potrebbe quindi essere l’analisi della frequenza di rimbalzo (bounce rate). Minori saranno le uscite senza azione, più probabile sarà aumentare il numero di utenti che concorrono al raggiungimento dell’obiettivo. Attenzione… non il numero di viste, ma il numero di utenti che non escono dopo l’accesso!

Scegliete quindi con cura i vostri KPI, concordateli col cliente. Migliore e più chirurgica sarà la loro scelta, maggiore profitto trarrete dal miglioramento dei dati.