Inbound Marketing, significato

Inbound Marketing?

Scopriamo cos’è…

Come spesso accade nel (web)marketing, per svecchiare un concetto e renderlo più appetibile all’interno di una campagna aggressiva e all’avanguardia rispetto alle pachidermiche mosse dei competitor, si coniano espressioni e termini – meglio se esotici e anglofoni – per esprimere concetti che nel linguaggio casalingo, o quanto meno comune, non sortirebbero lo stesso interesse.

Eppure le chiavi di lettura, come sempre, risiedono nella tradizione. E’ il classico esempio dell’inbound (e outbound) marketing. Inbound, alias “in entrata” contrapposto a outbound, ergo “in uscita”.

In poche parole, tutti quei tipi di pubblicità che puntando sul contenuto richiesto e mostrando in modo chiaro l’oggetto del desiderio del nostro cliente (o potenziale), invitano l’utente a entrare (per esempio) su un sito.

In questa ottica rappresentano vettori di “inbound” i blog con i loro articoli (anche nelle versioni podcast e video), il SEO (e SEM e SEA col keyword advertising) e il social media marketing (o comunque il marketing basato su contenuto), ma anche le DEM (direct email marketing).

A onor del vero “inbound marketing” è un termine coniato a metà del primo decennio del 2000 da HubSpot e per questo credo che gli unici che oggi possano usarlo con aggressiva cognizione di causa, siano proprio loro (Brian Halligan tra tutti).

Di fatto è un modo per dire: “Ehi, guarda che se fai così puoi attrarre i visitatori“. Resta inteso che in quest’ottica, è invece un tipo di outbound marketing quello che di fatto non suscita interesse, ma primariamente si presenta al potenziale cliente in modo casuale. Qualcuno potrebbe dire un tipo di comunicazione “opt-in” e “opt-out“. Dove di fatto si comunica direttamente un concetto a chi lo abbia preventivamente richiesto (opt-in).

Spamming, email senza richiesta, volantini (sotto ai tergicristalli poi…), pubblicità alla radio o in tv, sono quindi esempi di “outbound”.
Dalla connotazione e conformazione di una campagna di “entrata” ci si aspetta quindi (arrogandosi l’esclusivo e infallibile diritto di offerta su domanda) che primariamente attiri traffico, che si converta in contatti (lead) e che poi diventi vendita… meglio se fidelizzando.

Morale della favola: presentare il contenuto migliore a chi serve (e nel momento in cui questo serve).