Adjusted Bounce Rate

Adjusted Bounce Rate

L’Adjusted Bounce Rate per misurare la frequenza di rimbalzo.

La frequenza di rimbalzo è una metrica molto interessante disponibile nei report di Google Analytics e di altri tool di analisi, vediamo cosa si intende per definizione: si considera frequenza di rimbalzo quando viene effettuato l’accesso al sito attraverso una pagina e vi si esce attraverso la stessa. Questa definizione ci porta ad alcune considerazioni:

  • in particolare Google Analytics, non calcola il tempo trascorso sull’ultima pagina, quindi perdiamo questo dato;
  • un blog o un qualunque sito mono-pagina avrà sempre un’alta frequenza di rimbalzo (se non vi sono stati impostati eventi);
  • le visite (o sessioni) risulteranno prive di navigazione;
  • forse l’utente non ha trovato quello che cercava? O al contrario ha consumato il contenuto e soddisfatto, ha lasciato il sito? Allo stato iniziale delle impostazioni non possiamo saperlo.

La frequenza di rimbalzo (o bounce rate) ottimale è tra il 25% e il 30%, questo comporta che il restante 70-75% naviga il sito web. Questo benchmark è comunque abbastanza generico, ma in realtà la bontà o meno del livello dipende dal tipo di sito web, da come sono strutturate le sue pagine e dal mezzo di accesso.
Non si può chiaramente puntare a una frequenza di rimbalzo dello 0%, anche perché, se si tratta della navigazione su più di una pagina, vuol dire che gli utenti ne navigano sempre almeno 2, quindi non riusciamo mai a fornirgli, con nessun mezzo, il contenuto che desidera. Anche una frequenza di rimbalzo troppo bassa può essere un campanello di allarme, perché in alcune pagine potremmo aver implementato un doppio codice di monitoraggio.
Di fatto, questa metrica è un valido misuratore dell’esperienza su sito web da parte dell’utente, sicuramente a questo servono anche la durata e le pagine per sessione, ma queste due metriche sono direttamente influenzate dal bounce rate: potrei avere ottime performance qualitative a livello di durata e pagine, ma potrei avere una frequenza di rimbalzo all’80%; questo vorrà dire che solo quei 20 utenti su 100 che mi navigano riescono ad alzare le performance, ma c’è una percentuale troppo alta di sessioni che non vengono considerate, ovvero quelle che rimbalzano.
Naturalmente un’attenta analisi potrà recuperare dati preziosi per capire il motivo della “non navigazione”, per prima cosa possiamo impostare 2 segmenti, uno per gli utenti che rimbalzano e l’altro per quelli che non lo fanno. Quindi, dopo andiamo ad analizzare le pagine di destinazione, le parole chiave, la categoria del dispositivo, il browser, la lingua, il mezzo.
Quest’analisi dovrebbe portare al riscontro di alcune regolarità sotto qualcuno di questi aspetti e nella maggior parte dei casi il problema contiene anche la soluzione, sarà così che in base alla causa della frequenza di rimbalzo possiamo risolvere in diversi modi, di seguito alcuni esempi:

  • I dispositivi mobile hanno una frequenza di rimbalzo al 70%, normale che lì sia più alta, perché l’intento della navigazione è sicuramente diverso da quella da desktop. In quel caso, il tempo a disposizione dell’utente sarà probabilmente inferiore, quindi occorre accorciare i tempi di risposta da parte del nostro sito e quindi ottimizzare il sito da mobile.
  • Gli accessi con la frequenza di rimbalzo più alta arrivano dai social network. Se tale rimbalzo è entro il 60% allora il problema non c’è o comunque è contenuto. Considera che molti utenti possono cliccare sul link per sbaglio, o anche cliccare, consumare il contenuto del momento e tornare sul social, rimbalzando sul sito web. Si tratta di una navigazione comunque molto mirata.
  • Accessi da AdWords hanno una frequenza di rimbalzo al 90%, il che se si tratta di campagne display può rappresentare un’apprezzamento della creatività, che per questo porta il click, ma questo non vuol dire un successo per il sito web, di fatto significa che l’utente si aspettava qualcosa di diverso da quello che ha trovato effettivamente sul sito.
  • Per una campagna search la frequenza di rimbalzo entro il 50% va bene, in questo caso, come per i social, il margine è più alto dal momento che AdWords lavora soprattutto per landing page specifiche, aumentando così le possibilità di coerenza con la ricerca dell’utente.
  • Con quali query l’utente accede al sito web? Sono coerenti con l’ambito di attività del sito web? Se la risposta è no vuol dire che c’è un chiaro problema di SEO (Search Engine Optimization), quindi i testi del sito non sono scritti nel modo corretto e non consentono una buona lettura da parte dei motori di ricerca, di conseguenza porta utenti che in realtà cercano altro.
  • La frequenza di rimbalzo è molto alta per pagine specifiche. Magari si tratta di pagine su cui ha senso concludere la navigazione (come per esempio, quelle dopo la conclusione acquisto, o l’invio di un’e-mail). O ancora, si tratta di pagine in cui sono presenti link che portano all’esterno del sito, in entrambi i casi, poterebbe rivelarsi utile tracciare degli eventi, ovvero implementazioni nel codice sorgente del sito web, che aiutano a interpretare il comportamento dell’utente e volendo, ad abbassare la frequenza di rimbalzo. Il momento in cui scatta l’evento, risulta che l’utente ha navigato il sito web, quindi quando per esempio lascia la pagina del nostro sito cliccando su un link che porta all’esterno, il tracciamento del click sul  link non considererà l’uscita come rimbalzo.

Infine, la frequenza di rimbalzo ha il suo evento di riferimento, definito “adjusted bounce rate”, si tratta di un evento temporale, in cui noi possiamo definire appunto il tempo dopo il quale scattare. Ponendo che in media un utente comprende un contenuto in 30 secondi, potrebbe essere quello un benchmark da impostare (va inserito il parametro in millisecondi). Nello specifico sta a te ipotizzare il tempo utile per la fruizione corretta delle pagine del tuo sito web, non sarà uguale per tutte, farai una media e quello sarà il tempo dopo il quale scatterà l’evento.

Il codice evento dell’adjusted bounce rate è:

ga(‘send’, ‘pageview’);
setTimeout(“ga(‘send’,’event’,’lettura’,’30secondi’)”,30000);

Se hai ancora dubbi sulla frequenza di rimbalzo non esitare a chiedere.